Gran Sasso: dal mare antico all’acqua nascosta nella montagna
Le pareti del Gran Sasso raccontano una storia iniziata molto prima della montagna. Le rocce che oggi osserviamo lungo creste e sentieri si sono formate in gran parte in antichi ambienti marini. Poi i movimenti della crosta terrestre le hanno deformate e sollevate; ghiaccio, acqua ed erosione hanno contribuito a modellare il paesaggio.
Questa storia continua anche sotto i nostri piedi. La stessa montagna che in superficie mostra pareti spoglie e distese pietrose custodisce un importante sistema di acque sotterranee.
Prima della montagna c’era il mare
Il Gran Sasso è costituito soprattutto da calcari e dolomie, rocce che conservano le tracce di una lunga storia marina. La successione comprende depositi di età diverse, dal Triassico superiore al Miocene: non si è quindi formata tutta nello stesso momento, né in un unico ambiente.
Nel corso del tempo cambiarono la profondità dei fondali, gli organismi presenti e i materiali che si accumulavano. Gli strati oggi visibili sono il risultato di questi cambiamenti, conservati nella roccia.
Il calcare è composto soprattutto da carbonato di calcio. Molti calcari derivano dall’accumulo di fanghi carbonatici, gusci e resti di organismi marini: materiali che, attraverso compattazione e cementazione, si trasformano in roccia.
La dolomia appartiene alla stessa grande famiglia delle rocce carbonatiche, ma è costituita prevalentemente da un minerale contenente sia calcio sia magnesio. Calcari e dolomie possono apparire simili a un primo sguardo, pur avendo composizione e caratteristiche differenti.
Come quegli strati sono diventati montagne
Durante la formazione dell’Appennino, i movimenti della crosta terrestre hanno compresso, piegato e sovrapposto successioni rocciose che si erano depositate in mare. Il sollevamento e le successive deformazioni hanno contribuito a costruire il massiccio.
È utile distinguere due tempi: l’età delle rocce e l’età del rilievo. Una roccia può essersi formata molto prima di essere coinvolta nella costruzione di una montagna.
Il paesaggio ha poi continuato a cambiare. Durante le fasi fredde del Quaternario, i ghiacciai hanno scavato e rimodellato valli e conche, trasportando detriti e lasciando accumuli chiamati morene. Queste forme permettono ancora oggi di riconoscere il passaggio del ghiaccio.
Le forme del Gran Sasso sono quindi il risultato di più processi, che hanno agito in tempi diversi e spesso si sono sovrapposti.
Il carsismo: quando l’acqua scioglie la roccia
Il calcare sembra un materiale resistente e immutabile. Eppure l’acqua può scioglierlo lentamente.
L’acqua assorbe anidride carbonica dall’atmosfera e, attraversando il suolo, può arricchirsene ulteriormente. Diventa così debolmente acida e capace di dissolvere il carbonato di calcio. È un processo naturale, alla base del carsismo.
Lungo una parete o una superficie rocciosa questa azione può produrre piccoli solchi. Penetrando nelle fratture, può allargarle e favorire lo sviluppo di cavità e condotti sotterranei. In superficie si possono formare anche le doline, depressioni spesso simili a conche.
Sul Gran Sasso le forme carsiche contribuiscono al paesaggio di Campo Imperatore e di altri settori del massiccio. Non tutte le conche, però, hanno la stessa origine: nella forma attuale di Campo Imperatore si riconosce il contributo dei movimenti tettonici, dei ghiacciai e del carsismo.
Dove va l’acqua che scompare nel terreno?
Una parte della pioggia e dell’acqua prodotta dalla fusione della neve si infiltra nella montagna. Attraversa fratture e aperture della roccia e alimenta l’acquifero del Gran Sasso.
Un acquifero è un insieme di rocce o sedimenti capace di contenere e trasmettere acqua. Nel Gran Sasso l’acqua occupa soprattutto una rete di fratture e cavità: non bisogna immaginare un unico, enorme lago sotterraneo.
La struttura geologica condiziona i percorsi dell’acqua, collegando zone di infiltrazione e sorgenti. Il sistema alimenta importanti risorse idriche utilizzate anche dagli acquedotti abruzzesi.
Campo Imperatore svolge un ruolo importante nella ricarica dell’acquifero. Gli studi che hanno analizzato copertura nevosa e caratteristiche delle acque sorgive confermano il contributo dell’altopiano all’infiltrazione.
La neve è quindi anche una riserva stagionale: quando fonde, una parte dell’acqua può entrare nel sottosuolo. Quanto riesca a infiltrarsi dipende, fra gli altri fattori, da dove si accumula la neve, dalla sua persistenza e dalle caratteristiche del terreno.
Dalla roccia ai boschi e alle praterie
La geologia influenza anche la vegetazione. La roccia contribuisce alla formazione del suolo e ne condiziona le caratteristiche, favorendo alcune comunità vegetali rispetto ad altre.
Questo non significa che sul calcare crescano ovunque le stesse piante. Contano anche quota, esposizione, temperatura, disponibilità d’acqua e profondità del terreno. Un versante assolato, una conca fresca e una rupe ventosa offrono condizioni molto diverse.
Alle quote inferiori si incontrano boschi di roverella e altre latifoglie; più in alto si estendono le faggete. Negli ambienti d’alta quota il paesaggio comprende praterie, rupi e ghiaioni, con comunità vegetali adattate a condizioni difficili.
Tra le piante più caratteristiche delle alte quote del Parco figurano la stella alpina dell’Appennino e diverse sassifraghe. La loro presenza aggiunge una dimensione vivente alla storia della roccia: il paesaggio geologico diventa anche un insieme di habitat.
Una montagna da leggere anche in profondità
Osservare il Gran Sasso significa collegare ciò che vediamo a ciò che rimane nascosto: gli antichi fondali nelle rocce, il passaggio dei ghiacciai nelle valli, il percorso dell’acqua nelle fratture.
La tutela della montagna riguarda anche questi legami. Le aree dove pioggia e neve si infiltrano fanno parte dello stesso sistema che alimenta le sorgenti: conoscere e proteggere la superficie aiuta a proteggere anche la risorsa sotterranea.
Una montagna può apparire asciutta in superficie e custodire, in profondità, una preziosa riserva d’acqua.
Fonti e approfondimenti
-
ISPRA – Servizio Geologico d’Italia:
Note illustrative della Carta Geologica d’Italia, Foglio 349 “Gran Sasso d’Italia”. -
USGS – Servizio geologico degli Stati Uniti:
Il calcare e la sua formazione
e
gli acquiferi nelle rocce carbonatiche. -
Lorenzi, Barberio, Sbarbati e Petitta, 2023:
Studio sul contributo della neve alla ricarica dell’acquifero del Gran Sasso,
pubblicato su Environmental Earth Sciences. -
Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga:
Geologia,
Morfologia,
Flora e vegetazione
e
I boschi del Parco.
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