Monti della Laga: dal mare profondo alle cascate

Sui Monti della Laga l’acqua accompagna il paesaggio: scorre sulle lastre di roccia, attraversa i boschi e precipita lungo salti e cascate. Per capire perché sia così presente bisogna partire da molto lontano, quando i materiali che oggi formano queste montagne si accumulavano sul fondo del mare.

La geologia della Laga mette in relazione fenomeni apparentemente distanti: antiche correnti sottomarine, formazione dell’Appennino, scorrimento dei torrenti e distribuzione della vegetazione.

Sabbie e fanghi sul fondo del mare

Le rocce della Laga si formarono soprattutto durante il Messiniano, l’ultima parte del Miocene. Il territorio era occupato da un bacino marino profondo, nel quale arrivavano grandi quantità di sedimenti.

Una parte importante di questi materiali veniva trasportata dalle correnti di torbidità: flussi sottomarini carichi di sabbia e fango, capaci di muoversi lungo i pendii del fondale sotto l’azione della gravità. Quando rallentavano, depositavano il materiale trasportato.

Il ripetersi di questi eventi contribuì alla costruzione di una successione di strati, oggi riconosciuta dai geologi come Formazione della Laga. I depositi prodotti dalle correnti di torbidità prendono il nome di torbiditi.

Come i sedimenti diventano roccia

Con il seppellimento sotto nuovi depositi, i sedimenti si compattano; i minerali che precipitano negli spazi fra i granuli possono cementarli. In questo modo, materiali inizialmente sciolti diventano rocce sedimentarie.

Sulla Laga si incontrano soprattutto alternanze di:

  • arenarie, formate da granelli delle dimensioni della sabbia, legati da un cemento naturale;
  • livelli più fini, ricchi di limo e argilla, anche marnosi. La marna contiene una componente argillosa e una componente di carbonato di calcio.

Gli strati non hanno tutti lo stesso spessore o la stessa composizione. Questa varietà riflette le diverse condizioni in cui i materiali si depositarono e contribuisce a spiegare il comportamento delle rocce nel paesaggio attuale.

Dal bacino marino alla montagna

Mentre i sedimenti si accumulavano, la costruzione dell’Appennino era già in corso. I movimenti della crosta terrestre modificavano la forma del bacino e influenzavano anche la distribuzione dei depositi.

La successiva deformazione e il sollevamento portarono quelle successioni a far parte della catena montuosa. L’erosione incise poi i versanti e le valli.

La storia della Laga, quindi, non è una semplice sequenza di mare, deposizione e sollevamento: sedimentazione e movimenti della crosta si sono in parte sovrapposti. È uno degli aspetti che rendono questo territorio interessante per lo studio dell’Appennino.

Perché l’acqua scorre così spesso in superficie?

La risposta dipende anche dalla permeabilità, cioè dalla capacità di un materiale di lasciarsi attraversare dall’acqua.

Nella successione della Laga, i livelli ricchi di argilla ostacolano l’infiltrazione. L’alternanza delle rocce favorisce così lo scorrimento superficiale di una parte delle precipitazioni e dell’acqua proveniente dalla fusione della neve: si alimentano rivoli, ruscelli e torrenti.

Questo non significa che tutta la montagna sia impermeabile. Le fratture e i settori più permeabili possono consentire infiltrazione e circolazione sotterranea. È più corretto parlare di una successione che, nel complesso, ostacola il passaggio dell’acqua più di quanto facciano i grandi sistemi calcarei fratturati e carsificati. La permeabilità dipende infatti sia dal tipo di roccia sia dalle sue discontinuità.

Come si formano i salti delle cascate

Per avere una cascata occorrono acqua e un dislivello. Sulla Laga, l’alternanza degli strati contribuisce a creare questi gradini naturali.

Le rocce, infatti, non resistono tutte allo stesso modo all’erosione. Dove un banco di arenaria più resistente è associato a livelli più facilmente erodibili, questi ultimi possono essere rimossi più rapidamente. Rimangono così risalti rocciosi sui quali il torrente scivola o compie un salto.

Questo processo si chiama erosione differenziale: un’espressione tecnica per descrivere un fatto semplice, cioè che materiali diversi si consumano a velocità diverse. Anche l’inclinazione degli strati e le fratture contribuiscono alla forma dei versanti e dei letti dei torrenti.

La Morricana, la Volpara, la Prata, l’Ortanza e le Cento Fonti sono alcuni esempi della ricchezza di cascate del territorio. Sono luoghi nei quali osservare insieme il movimento dell’acqua e la struttura delle rocce su cui scorre.

La geologia si riconosce anche nelle piante

Le rocce contribuiscono alla formazione dei suoli e ne influenzano le caratteristiche. Sui substrati arenacei della Laga sono frequenti condizioni favorevoli alle piante acidofile, cioè adatte a suoli acidi.

Tra le comunità caratteristiche si trovano le brughiere a mirtillo e i pascoli a nardo, una graminacea che forma cespi di foglie strette. Anche i castagneti trovano condizioni favorevoli, ma la loro presenza racconta pure la storia delle comunità locali: molti sono stati impiantati e curati dall’uomo.

Salendo si incontrano estese faggete, mentre lungo i corsi d’acqua l’umidità crea ambienti favorevoli a muschi e felci. La vegetazione non dipende soltanto dalla roccia: contano anche quota, esposizione, profondità del suolo e disponibilità d’acqua.

La Laga è quindi un mosaico di ambienti, nel quale geologia, clima e storia umana contribuiscono alla diversità del paesaggio.

Guardare una cascata con occhi diversi

Davanti a una cascata possiamo osservare più del salto d’acqua: gli strati che attraversano il versante, i banchi che sporgono, le superfici levigate e le piante degli ambienti umidi.

Sono elementi collegati. Le sabbie e i fanghi di un antico mare sono diventati rocce; quelle rocce hanno contribuito a orientare il percorso dell’acqua e a creare le condizioni per la vegetazione.

Le cascate della Laga raccontano una storia iniziata sul fondo del mare e ancora in corso.

Fonti e approfondimenti

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